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News - Comunicati
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Inaugurazione della centrale elettrica Loc. Gesie

DISCORSO  DI INAUGURAZIONE DELLA CENTRALE ELETTRICA IN LOCALITA’ GESIE DI CUSIANO

CENNI STORICI ED INTITOLAZIONE A MARCO SANTINI

 

Cari concittadini di Ossana, dei Comuni contigui, della valle,

rivolgo a voi tutti un cordiale saluto che voglio estendere anche a tutti i rappresentanti delle Amministrazioni comunali, della Comunità di Valle, della Provincia, del B.I.M.

Un grazie a tutti per essere intervenuti qui oggi a sottolineare e illustrare il rilievo ed il significato che l’Amministrazione Comunale di Ossana attribuisce a questo nostro piccolo/grande evento: l’inaugurazione della nostra centrale in questa veste rinnovata e potenziata e la dedicazione della stessa a un nostro concittadino.

Volge ormai più di un secolo, 110 anni per la precisione, da che i nostri avi, ottenuta l’autorizzazione di derivazione dell’acqua dall’i.r. Capitanato di Cles (la nostra terra, il Trentino, era parte ancora di quella secolare realtà politico/amministrativa che fu l’Impero austro-ungarico di Cecco Beppe) da che, dicevo, i nostri avi realizzarono, in compartecipazione con Pellizzano, la centrale allocata allora e fino agli anni ’80, in località Mulino, 300/400 metri più a monte di dove ci troviamo ora.

Il libro che abbiamo stampato per l’occasione, una copia del quale avremmo a cuore entrasse in ogni famiglia e che è il frutto del paziente e puntuale lavoro di ricerca e stesura dell’amico Marco Puccini (al quale ribadiamo la nostra gratitudine) ripercorre con interessanti digressioni e ampliamenti sul tema, le vicende dell’opera idroelettrica dapprima ideata e realizzata fra le prime in valle, per rischiarare case, piazze, strade e pubblici edifici, e solo successivamente grazie al progresso tecnologico, anche come integrazione delle fonti di riscaldamento e come forza motrice di macchine per diversi utilizzi, sollevando in parte almeno, uomini e animali da fatiche secolari.

Non mi soffermo quindi sui vari momenti di questa storia esaltante, punteggiata da grandi soddisfazioni, ma anche da difficoltà tecniche e finanziarie, ma condotta sempre nello spirito genuino dell’intraprendere, dello sviluppo sociale ed economico della Comunità.

Il libro del Puccini ci dà conto esaurientemente e con rigore storiografico di questa bella avventura e realizzazione, di cui andiamo legittimamente orgogliosi, dalla nascita nel 1903 fino al momento attuale.

Sul finire degli anni ’60 e nel decennio successivo , in concomitanza con una fase economica positiva che si manifestava anche da noi, vuoi per le ricadute della congiuntura favorevole dell’economia nazionale, vuoi per il consolidarsi e svilupparsi da noi dell’attività edilizia, volano di tante altre attività produttive e  artigianali, la richiesta di energia elettrica era in continuo aumento e la capacità produttiva della nostra centrale al Mulino risultava insufficiente. Si imponevano quindi scelte radicali: o dismettere il nostro impianto e passare all’Enel, da poco costituita, o rinnovare tutto integralmente, centrale e reti distributive.

Sappiamo come andò, per fortuna grazie al prevalere della valutazione e della volontà di amministratori, tecnici e della maggioranza dei censiti che oggi possiamo ben dire optarono per una scelta lungimirante, venne realizzata quindi nella prima metà degli anni ’80 con l’amministrazione guidata da Sisinio Bezzi, la centrale qui accanto, e vennero rinnovate condutture, linee e trasformatori.

Negli anni ’90 l’Amministrazione Comunale, ancora guidata da Sisinio Bezzi progettò e realizzò un primo intervento di potenziamento con la sostituzione di una macchina di maggior capacità produttiva.

Un nuovo ed ultimo intervento di ammodernamento risale al 2010, quando l’Amministrazione da me diretta ha deliberato un corposo e complessivo intervento che ha riguardato sia la parte idraulica con l’installazione di una potente turbina a 5 getti costruita dalla ditta Tchurchentahler, sia le condutture sostituite e potenziate, sia i quadri elettrici della centrale stessa ad opera della Beros del concittadino Mario Rossi. Il tutto con la direzione lavori dell’Ing.Palmieri e di Luciano Bezzi. Nel giro di poco più di due anni è stata concepita, progettata e realizzata. Un record, a fronte dei tempi medi di realizzazione delle opere pubbliche. A detta di esperti neutrali ed alla luce dei dati di produzione riscontrati finora quest’ultimo intervento si è rivelato particolarmente felice ed efficace, oltreché ben remunerativo sul piano economico finanziario in virtù del fatto che la conclusione di tutta l’operazione rigorosamente nei tempi programmati ha consentito l’accesso alle tariffe incentivanti previste nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Nella circostanza è doveroso riconoscere e sottolineare che tecnici, ufficio, ditte appaltatrici hanno operato con particolare rapidità ed efficienza, consentendo all’Amministrazione il pieno conseguimento degli obiettivi programmati.

Ci compiacciamo ora e fondatamente di poter disporre e beneficiare di questo gioiello tecnologico, che grazie alla tenacia, all’impegno, all’intraprendenza delle Amministrazioni, di tante figure professionali e non, della Comunità tutta, attraverso un percorso di più di un secolo, ci siamo dotati. E il nostro non è solo un vanto che solletica l’amor di campanile, più realisticamente è anche una concreta soddisfazione per i benefici che ne vengono e ne verranno per la comunità.

E su questo versante vorrei allargare il mio discorso ad alcuni altri dati e considerazioni. Sul nostro territorio comunale è funzionante da alcuni anni in località Poia un altro impianto idroelettrico, la centrale Vermigliana realizzata durante l’Amministrazione di Giacomo Bezzi, in compartecipazione con Vermiglio, Peio, Pellizzano e un privato. Funziona e produce a dovere e le ricadute finanziarie per la nostra quota parte sono di tutto rispetto. E procedendo in questa specie di inventario, voglio ricordare che è ormai prossimo l’avvio della realizzazione della centrale di nostra pertinenza “Alto Noce”, in località Isclazza. Al riguardo è da dire che la nostra Amministrazione è in condizione di dare l’avvio anche subito ai lavori di realizzazione; l’iter è stato concluso, progetti, autorizzazioni, finanziamenti, appalti sono stati definiti; dobbiamo solo attendere che l’Amministrazione di Peio, con cui l’opera complessiva di 3 centrali coordinate a caduta si sviluppa e procede, risolva e perfezioni alcune questioni marginali di sua spettanza, e potranno concretamente attivarsi i relativi cantieri. E non è ancora tutto: questa Amministrazione ha deliberato recentemente la realizzazione di un altro impianto idroelettrico, la Vermigliana 2  che dovrà captare l’acqua di risulta della Vermigliana 1 e attivare le turbine della centrale che sorgerà in località Gere. Questa iniziativa pur non avendo completato l’iter è in buona fase di approntamento e si prevede che l’anno prossimo tutti gli adempimenti siano espletati e si possa dar l’avvio concreto ai cantieri. Quindi 2 centrali presenti e funzionanti sul nostro e altri 2, in una previsione realistica, a breve termine.

E’ da evidenziare come per le due esistenti, come le altre due di imminente realizzazione, l’impatto ambientale sia quasi nullo, se si esclude il modesto disturbo paesaggistico delle costruzioni che le ospitano.

Il quadro che vi ho delineato, parte già in essere e parte di imminente completamento consentirà attraverso i saldi attivi di queste realtà produttive di apportare ossigeno finanziario ai bilanci dell’Amministrazione Comunale che oggi con le drastiche contrazione dei trasferimenti da Stato e Provincia, si vedrebbe costretta, come già avviene drasticamente per tante realtà comunali, a rivedere e ridurre interventi e servizi per la scuola, gli anziani, l’ambiente, l’occupazione, tutto ciò insomma che concorre a dare la cifra dello standard quantitativo e qualitativo della vita della nostra Comunità. In definitiva grazie alle nostre centrali noi verosimilmente dovremo essere in grado di mantenere o anche migliorare questi standard. Il mio non è un auspicio o un fatuo miraggio, ma già una realtà.

Il nostro Comune  di Ossana e il suo territorio si propongono già di fatto e ancor più in prospettiva a breve come una sorta di “distretto” idroelettrico: ci siamo chiesti spesso la ragione di questa favorevole situazione e la risposta credo stia in un duplice  ordine di fattori. Per un verso il nostro Comune è collocato in una felice posizione geografica strategica, alla confluenza delle due convalli di Vermiglio e Peio a ovest nordovest e la Valpiana a sud. I rispettivi corsi d’acqua, Noce, Vermigliana e rio Foce, lo attraversano offrendo alla Comunità grandi opportunità di fruizione e sfruttamento dell’acqua e della sua forza naturale. La nostra gente ha colto da secoli e coglie tuttora queste opportunità, nel passato per irrigare, per azionare mulini, segherie, magli, e in tempi più recenti per produrre energia elettrica.

In questo clima economico e socioculturale prodottosi nei secoli con l’industriosità della gente, la competenza pratica sviluppatasi, la famigliarità quotidiana con ruote idrauliche, congegni e macchine varie in legno o in ferro, pulegge e cinghie di trasmissione, e più tardi turbine, alternatori e trasformatori, si è generato, come per distillazione di conoscenze diffuse, un ceto di figure professionali particolarmente versatili e competenti in materia idraulica, meccanica e poi elettrica. E penso qui a Mario Rossi, al compianto Enrico Santini, a Giovanni Bezzi Mabe, a Luciano Bezzi,  a Santini Marco e il figlio Ivano, oltre a tanti elettricisti Valente, Walter e Claudio, dai quali tutti in misura diversa sono venute idee, suggerimenti, consigli, prestazioni professionali per le nostre problematiche e iniziative idroelettriche e non solo. Un grazie sentito a tutti e l’auspicio che essi,  quelli ovviamente ancora in attività, proseguano nella collaborazione con idee e prestazioni. Da questo mondo è nata la nostra centrale che agli inizi del secolo scorso i nostri avi hanno voluto e realizzato e che poi via via nei decenni è stata curata, rinnovata e potenziata dalle Amministrazioni che si sono succedute da quella di Brizio Bezzi, a quella di Sisinio Bezzi, passando per quella di Giacomo Bezzi per arrivare all’attuale da me presieduta a cui rivendico con orgoglio il merito di quest’ultimo grosso intervento di ristrutturazione complessiva, oltreché l’approntamento già concluso per la centrale “Alto Noce”, e quello in fase avanzata della Vermigliana 2, di cui dicevo sempre.

Il sindaco Luciano Dell’Eva

 

INTITOLAZIONE CENTRALE

 

E rifacendomi a quella categoria di eccellenti figure professionali cui ho accennato prima, vorrei ora soffermarmi su quella di Santini Marco. Scomparso ormai da qualche anno prematuramente, egli svolse per più di un trentennio dal ’53 all’ ’84, (Valter dovrà andare oltre) dal primo elettricista, il Severino Dell’Eva che operò per circa un quarantennio. Ma non è per la durata del servizio che quest’Amministrazione ha voluto richiamarne la memoria omaggiandola della dedica che ci apprestiamo a tributargli.

Per un ventennio operò come unico elettricista, poi dal ’74 gli fu affiancato un collaboratore validissimo nella persona di Valente Rossi. Fu quindi responsabile dell’Azienda in un periodo critico. A partire dagli anni ’60 in un crescendo frenetico le richieste di energia e le esigenze degli utenti erano in continuo aumento. La centrale dava quel che poteva, la struttura della distribuzione, linee e trasformatori, era cadente e inaffidabile. Natale e ferragosto erano i suoi incubi, con punte di consumo che schizzavano in alto come impazzite, strutture di produzione e di distribuzione che rischiavano il collasso. In quei periodi lui correva in centrale a controllare e registrare leve e comandi, ad azionare qualche dispositivo di sua creazione indispensabile a non so che, controllava gli strumenti di misurazione sui quadri, visitava poi le cabine dei trasformatori, tastandone la temperatura per controllare quel che temeva, che da un momento all’altro fondessero e se del caso applicava una ventola per raffreddarli. Poi correva al piccolo magazzino dei vigili del fuoco, allora situato più o meno dove ora è l’ufficio turistico. Lì aveva piazzato con le debite istruzioni l’allora giovane fratello Lino a vigilare sul regolare funzionamento di un asmatico e assordante gruppo elettrogeno che collegato alla rete elettrica comunale doveva servire coi suoi pochi Kw a superare quelle alcune ore critiche della sera, dopodiché si potevano spegnere gruppi, ventoline, luci varie e andare a dormire con un senso di sollievo, predisponendo però già mentalmente qualche nuovo accorgimento per il giorno appresso che si preannunciava ancora a codice rosso. E si augurava nel suo intimo che in quei giorni cruciali malauguratamente non si verificasse qualche incendio o emergenza, perché come comandante dei vigili del fuoco avrebbe dovuto attivarsi in ogni momento, o faceva gli scongiuri, se era il periodo natalizio, che non ci si mettesse anche il tempo con qualche nevicata, perché aveva anche il compito di azionare e condurre quell’improbabile mezzo sgombraneve che era la malandata jeep dei pompieri cui veniva applicata una lama sul davanti o lo spartineve sul retro. Ho tratto questi elementi descrittivi ed evocativi di un epoca e di un personaggio, il marco, dalle testimonianze dirette di familiari e amministratori di quell’epoca, eravamo alla fine degli anni ’60 e la prima metà degli anni ’70.

Si discuteva e si valutava in quegli anni, come ho già ricordato prima, alla luce anche delle grosse difficoltà nella conduzione dell’Azienda, se conveniva dismettere tutto e affidarsi all’Enel come avevano già fatto o erano in procinto di fare tante Amministrazioni, o rinnovare impianti, macchine e reti mantenendo l’autonomia produttiva. Il Marco pur con il riserbo dovuto al suo ruolo di dipendente, non riusciva però a nascondere il suo netto orientamento, che era per la prosecuzione della nostra esperienza autonoma di produzione e negli scambi di opinione delineava già soluzioni che secondo lui andavano adottate. Sappiamo delle scelte fatte dall’Amministrazione e dalla Comunità. E quando poi all’inizio degli anni ’80 l’Ing. Dolzani coadiuvato da Enrico Santini, si apprestava alla redazione del progetto della nuova centrale il Marco fu costantemente prodigo di osservazioni, consigli, suggerimenti e se talora gli sembrava non ottimale la scelta progettuale dei tecnici, faceva presente assieme al collega Valente Rossi le sue valutazioni a qualche amministratore perché venisse approfondita.

E concludo queste note sulla figura del Marco Santini con un piccolo episodio.

A un anziano funzionario del Comune di Ossana, in servizio negli anni stessi del Marco, avete capito che si tratta del Tonino, chiedevo qualche settimana fa in previsione del libro e di questa cerimonia, se ricordava qualche aneddoto, qualche episodio curioso relativo al Marco elettricista, alla centrale di quegli anni. Stette un attimo in silenzio, pensieroso, poi coinciso se né uscì: “I lo ciamava da tuta la val”. Rimasi un po’ confuso, lì per lì, ma poi velocemente realizzai. Ricordava bene le telefonate che in quegli anni arrivavano numerose al Comune di Ossana di sindaci o responsabili delle centrali della valle che rivolgevano richieste pressanti e urgenti per un intervento del Marco a risolvere qualche problema dei loro impianti.

Penso che questa nota sintetizzi e rappresenti più e meglio di intere pagine descrittive la figura e le capacità professionali del Marco Santini, le sue risorse di fantasia nell’affrontare e risolvere problemi pratici, le sue ampie esperienze e competenze, eclettiche e versatili, che andavano dall’idraulica, alla meccanica, all’elettrotecnica, alla falegnameria dove aveva iniziato il suo curriculum professionale nella storica azienda di famiglia.

Per tutto questo, memori e grati gli intitoliamo questa centrale, scoprendo fra poco la targa.

Il sindaco Luciano Dell’Eva

 

Costruzione muri a secco - corso formazione

CORSO DI FORMAZIONE PER LA COSTRUZIONE DI MURI A SECCO IN VAL DI SOLE

IL RIPRISTINO DEI MURI A SECCO QUALE ESEMPIO DI VALORIZZAZIONE DI UN TERRITORIO

Malè – Ossana 19 – 28 settembre 2013

Si è appena concluso in Valle di Sole il corso introduttivo di formazione teorico-pratico per la costruzione di muri a secco. L’idea è nata da alcuni Amministratori locali convinti che la salvaguardia del territorio e l’affermazione della sua identità possono essere interpretati attraverso la valorizzazione del patrimonio ambientale, recuperando e ripristinando quei beni che sono parte di un capitale comune denso di storia e di saperi. In questo modo, oltre a svolgere una funzione di mantenimento degli assetti idrogeologici e di valorizzazione paesaggistica, il recupero/ripristino dei muri in alcune zone caratteristiche della valle può anche costituire un’opportunità per migliorare l’offerta turistica e per dare un impulso positivo alla ripresa del settore edile ed all’occupazione.Il corso, fortemente voluto dalla Comunità della Valle di Sole – Assessorati all’Ambiente ed alle Politiche Sociali – unitamente al Comune di Ossana, è stato coordinato dall’Accademia della Montagna del Trentino con il sostegno della Provincia Autonoma di Trento - Assessorato all’urbanistica, di I.T.L.A. (International Alliance for terraced landascapes - Alleanza Mondiale per i paesaggi terrazzati) e dell’ Associazione Artigiani sezione di Malè.Importante è stata anche la funzione di facilitazione, strumento messo a disposizione dei territori dalla legge urbanistica del Trentino che, attraverso il lavoro di attivazione e collegamento delle varie competenze e dei diversi attori, ha reso concretamente possibile la realizzazione dell’iniziativa. Il Centro per l’Impiego di Malè, invece, ha svolto una preziosissima attività di segnalazione ed avvicinamento delle persone disoccupate del settore edile.Hanno partecipato attivamente 19 persone, di cui n. 10 appartenenti alle imprese edili locali, n. 7 disoccupati in mobilità del settore edile e n. 2 tecnici: a tutti verrà rilasciato un attestato di partecipazione.L’apertura dei lavori, presso la Comunità di Valle a Malè, è stata caratterizzata nella giornata di giovedì 19 settembre, dai saluti delle autorità; da un’appassionata lezione del prof. Antonio Sarzo, docente esperto in ambito geografico e naturalistico, che ha saputo rendere testimonianza del contesto geografico, geologico, orografico e agronomico del territorio solandro; da due interventi di carattere tecnico relativi, uno agli strumenti previsti dalle politiche agricole comunitarie e locali e l’altro alle norme di tipo urbanistico che regolano la realizzazione di muri a secco, tenute rispettivamente dal dott. Gianpaolo Maini e dall’ing. Alberto De Vecchi.La giornata di venerdì 20 ha visto i formatori del corso, secondo le diverse competenze, spiegare ai corsisti quelle che sono le tematiche più propriamente legate al paesaggio terrazzato (dott. Giancarlo Manfrini), alla costruzione e posa in opera della pietra (maestro artigiano Ermanno Savoi) e al dimensionamento statico di un muro a secco (ing. Carla Pani). Proficuo ed entusiasmante è stato il dibattito, spesso legato alla comprensione della geometria di un muro, di granito e/o scisti nel caso specifico, o alla posa in opera dei sassi, lasciando aperto uno scenario interessante e ricco di spunti sul come recuperare i muretti in pietra a secco. La giornata a seguire, si è svolta sotto la guida del prof. Antonio Sarzo, con una interessante escursione nel territorio terrazzato di Mezzana e Pellizzano, lungo il versante orografico sinistro.Nei giorni successivi, venerdì 27 e sabato 28, si è poi tenuta la parte pratica del corso, nel Comune di Ossana (TN), in una zona da recuperare poco distante dall’abitato. Da qui il cantiere: dal progetto di dimensionamento all’opera vera e propria che ha visto tutti protagonisti e capaci di apprendere come, nella faticosa posa “fra un sasso e l’altro” della pietra “pesante”, sia possibile riportare alla luce quello che è un sapere antico e tradizionale.Il muro a secco, costruito in tonalite dell’Adamello, vuole essere un esempio per tutti da toccare con mano: attraverso una buona geometria legata alla staticità del muro, un’abile maestria costruttiva e una stretta conoscenza del territorio e del materiale lapideo adoperato, è possibile recuperare e riappropriarsi di una tecnica, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, tutta da approfondire, studiare e riconoscere scientificamente, nel solco di un’edilizia da reindirizzare verso il recupero ambientale.Ora che la formazione delle maestranze è stata avviata, rimane l’auspicio che si possano trovare quelle sinergie d’intenti tra gli Amministratori locali e provinciali per poter realizzare i necessari investimenti.28 settembre 2013

ARTICOLO di Carla Pani (ingegnere libero professionista )e Nadia Rampin (facilitatore per l’attuazione della Riforma Istituzionale ed Urbanistica – P.A.T.))


 
   
   

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